NOCCIANO (PE) – Ho avuto il privilegio di partecipare al seminario “Bio, parola alla scienza” presso la cantina biologica Chiusa Grande di Franco D’Eusanio, e lasciatemelo dire, è stato un vero e proprio viaggio nel futuro del vino.

Sono un super appassionato e quando ho sentito parlare della ricerca pionieristica condotta dall’Università d’Annunzio, non potevo mancare! Ho assistito alla presentazione dei dati di questo studio quinquennale, e credetemi, è rivoluzionario. Il focus? Come trattamenti biostimolanti, innovazioni tecnologiche e protocolli di vinificazione biologica stiano riscrivendo le regole della viticoltura moderna.

Mi è piaciuto l’impatto alla riduzione dei solfiti, “meno soltifi più benessere”. Non è solo una questione di sostenibilità ambientale, ma anche di benessere per noi consumatori! Ho scoperto che i vini biologici, soprattutto quelli con fermentazione malolattica (meno acidi), possono portare benefici concreti, persino a chi soffre di reflusso gastroesofageo. Questo è stato confermato da test psicofisici di cui ci hanno parlato in dettaglio – e sì, ho avuto l’onore di provare anch’io un divertente “quiz” che simulava quei test!

Il professor Aristide Saggino del dipartimento di Psicologia ci ha illustrato le varie fasi della ricerca, e poi Michele Cimorosi, del team enologico di Chiusa Grande, ci ha svelato i segreti dei trattamenti biostimolanti su Pecorino e Montepulciano, e come ottengono vini a basso contenuto di solfiti o addirittura senza. I dati parlano chiaro: un potere antiossidante aumentato nelle uve trattate, un toccasana per la nostra salute!

Ma la vera chicca è stato scoprire l’utilizzo del MOW (Mobile Ozone Winery). Immaginate un macchinario che distribuisce ozono nelle vigne, una soluzione geniale! Nel 2023, la peronospora ha devastato i nostri vitigni abruzzesi, ma il MOW ha mostrato risultati pazzeschi, soprattutto nelle vigne giovani. È affascinante pensare come una tecnologia così possa aiutarci a combattere le malattie in modo più sostenibile.

Non solo scienza, ma anche sensorialità pura! Abbiamo approfondito come i vini bianchi ottenuti con diverse tecniche di vinificazione abbiano profili aromatici unici: freschi e fruttati se in riduzione, più morbidi e strutturati con iperossigenazione. E i rossi? Un’evoluzione in bottiglia che porta a tannini setosi e note complesse. Certo, i vini senza solfiti vanno bevuti più giovani, ma il loro gusto è una vera delizia!

E qui arriva il bello, la parte che più mi ha coinvolto! La professoressa Patricia Giuliani e il professor Marco Tommasi ci hanno immerso nell’impatto psicofisico del vino. Ho scoperto che il vino biologico ha un minor impatto negativo sulle capacità cognitive e addirittura migliora le nostre reazioni emotive alle immagini positive. Praticamente, il nostro cervello lo preferisce! E il motivo? Meno solfiti, che, a quanto pare, possono alterare le aree cerebrali.

Il dottor Matteo Neri ci ha poi parlato degli effetti sui pazienti con reflusso gastroesofageo. I risultati sono stati sorprendenti: chi ha bevuto vino biologico ha avuto meno problemi digestivi a lungo termine rispetto a chi ha scelto il vino convenzionale. Una conferma in più per scegliere bio!

Alla fine della conferenza, c’è stata una degustazione-quiz esperienziale con la dottoressa Chiara Di Marcantonio. Un test a cui abbiamo fatto da “cavie” per capire da vicino alcuni aspetti di questa indagine scientifica totalmente anonima.

Insomma, questa è stata una giornata che fa pensare al futuro del vino. Un brindisi a Chiusa Grande e all’Università d’Annunzio per averci regalato una ricerca così importante e un’esperienza così coinvolgente!


