PESCARA – Ci sono cene che si limitano a sfamarti e poi ci sono esperienze che riescono a trasportarti dall’altra parte del mondo. La mia serata da Kose, il primo ristorante di cucina coreana contemporanea in Abruzzo, nel cuore di Piazza della Rinascita a Pescara, è stata esattamente questo: un biglietto di sola andata per la Corea senza nemmeno dover passare dall’aeroporto.

Dietro questo progetto ci sono Andrea Caldora e Ha Jung Kim, coppia nella vita e nel lavoro, già fondatori di Peas Food, il portale che mette in contatto la comunità coreana con le eccellenze enogastronomiche italiane. Andrea, già noto in città per l’esperienza di Baccalà al Mercato Coperto di via Battisti, e Ha Jung Kim, seguitissima in Corea nel settore food, hanno dato vita a un locale che rappresenta molto più di un semplice ristorante etnico.
Dimenticate i soliti ristoranti orientali. Kose costruisce un percorso gastronomico contemporaneo che affonda le proprie radici nella tradizione coreana, reinterpretandola con sensibilità moderna. Non a caso il nome “Kose” significa “momento presente”, un concetto che racconta perfettamente una cucina capace di custodire il passato guardando al futuro.
Fin dai primi assaggi si percepisce che il protagonista non è il singolo ingrediente, ma l’equilibrio tra sapori, consistenze e profumi. Marinature, conservazioni e soprattutto fermentazioni diventano il filo conduttore di un racconto gastronomico che sorprende continuamente il palato. Una filosofia che Ha Jung Kim porta avanti con convinzione e che oggi appare incredibilmente attuale anche nel panorama dell’alta cucina internazionale.

A rendere ancora più coinvolgente il viaggio è la proposta beverage. La drink list è stata sviluppata insieme ad Andrea Forlano, fondatore della Gintoneria Creativa di Pescara, che ha realizzato una serie di cocktail signature pensati appositamente per dialogare con la cucina. Qui gli abbinamenti non sono lasciati al caso: ogni drink nasce da uno studio accurato di fermentazioni, ingredienti e contrasti aromatici, creando un percorso quasi scientifico tra piatto e bicchiere. Tra le creazioni più iconiche spiccano il Mak-Fini, ispirato al Martini e arricchito dal makgeolli coreano, e il Kimchi Spice, interpretazione coreana del Bloody Mary.

La cena è stata anche incredibilmente divertente. Alcune portate arrivano al tavolo con un ritmo che ricorda quasi una piacevole “catena di montaggio”, mantenendo viva la curiosità e trasformando ogni uscita in una nuova scoperta. Non c’è mai un momento morto: ogni piatto racconta qualcosa di diverso della cultura gastronomica coreana.

Tra le preparazioni che mi hanno conquistato c’è stato senza dubbio il pollo fritto glassato, un pollo che non ti aspetti, succoso e incredibilmente appagante. Ho apprezzato particolarmente la versione piccante, intensa e coinvolgente, anche se ammetto che potrebbe non essere adatta a tutti. Per chi ama i sapori decisi rappresenta però uno degli assaggi più interessanti e facili del menu.

Il vero colpo di scena è arrivato con quella che nel menu viene proposta come Insalata di pesce al vapore con salsa di sesamo, uno dei piatti simbolo del ristorante. Sulla carta sembra una preparazione semplice, ma una volta assaggiata si trasforma in qualcosa di sorprendente. Nonostante anni di degustazioni, esperienze gastronomiche e assaggi di ogni genere, questo piatto è riuscito a lasciarmi sinceramente senza parole.
Sapori familiari si intrecciano a sfumature completamente nuove, note fermentate si alternano a contrasti raffinati e ogni boccone evolve continuamente. È una di quelle pietanze che riescono ancora a stupire chi pensa di aver già visto e assaggiato tutto. Da sola vale il viaggio e rappresenta perfettamente la filosofia di Kose.

Tra le altre specialità che raccontano l’anima del locale troviamo il Kimbap di Kimchi, il Kimbap dell’Isola di Jeju, i Mandu (raviolo coreano) ripieni di maiale nero abruzzese, una combo decisamente interessante, tofu e kimchi, il Jabchae e il Galbi, testimonianza di una cucina che unisce ingredienti coreani e materie prime del territorio abruzzese, come il pregiato maiale nero locale.
Anche gli interni meritano una menzione speciale. Il progetto è stato sviluppato da SummitLab, studio pescarese fondato da Sabina De Deo, che ha creato un ambiente elegante e contemporaneo ispirato all’estetica coreana. I richiami ai tradizionali tessuti bojagi, le tonalità celadon delle ceramiche coreane, gli arredi e la palette cromatica contribuiscono a costruire un’atmosfera immersiva ma mai caricaturale. A completare l’identità del locale è stato il lavoro di branding firmato da Fabio Di Donato, che ha saputo creare un ponte visivo e culturale tra Corea e Abruzzo.

Un altro spazio interessante è Kosine, l’area dedicata all’aperitivo affacciata sulla piazza, dove cocktail, vini e piccoli assaggi gastronomici permettono di avvicinarsi alla cucina coreana in maniera più informale, con qualche incursione nella tradizione abruzzese come le pallotte cacio e ova reinterpretate.
Kose non è semplicemente un ristorante coreano a Pescara. È un progetto culturale che racconta la Corea attraverso il gusto, la convivialità e la condivisione. Sono uscito dal locale con la sensazione di aver scoperto qualcosa di nuovo, e non capita così spesso. Quando un piatto riesce ancora a sorprendermi dopo anni di assaggi e sperimentazioni gastronomiche, significa che il viaggio è valso davvero la pena.
Per chi cerca una cucina autentica, moderna e lontana dagli stereotipi della ristorazione asiatica, Kose rappresenta oggi una delle aperture più interessanti non solo di Pescara ma dell’intero Abruzzo.
