ARI (Chieti) – Martedì 5 maggio 2026, la Tenuta I Fauri ha ospitato un nuovo appuntamento dedicato al mondo Ho.Re.Ca., il Wine Tasting organizzato da Pellegrini Spa. Una giornata pensata per la degustazione professionale, l’incontro tra produttori e operatori del settore e la scoperta di diverse interpretazioni del vino italiano ed europeo.

La tenuta della famiglia Di Camillo, immersa tra le colline abruzzesi, si è confermata ancora una volta una cornice ideale per questo tipo di eventi. Nonostante un avvio di giornata incerto dal punto di vista meteo, il tempo ha poi permesso di vivere l’intera esperienza all’aperto, tra tavoli sotto gli alberi e degustazioni a bordo piscina.

L’accoglienza è stata curata come sempre da Valentina Di Camillo e suo fratello Luigi, contribuendo a creare un clima rilassato ma allo stesso tempo molto organizzato. A completare l’esperienza gastronomica è intervenuto il Ristorante Il Casolare con i piatti della chef Antonina Di Giacomo, che hanno accompagnato le degustazioni con coerenza e attenzione al territorio ed alla stagionalità.

Il tasting ha riunito numerose realtà interessanti del panorama vitivinicolo italiano ed europeo, tra cui: Cantine Merinum, Case Alte, Ceraudo, Cianfagna, Di Lenardo, Graci, Masseria del Feudo, Monfort – Maso Cantanghel, Morella, Musto Carmelitano, Quintodecimo, Sandro Fay, Tavolo Misto e Weingut Leya e Etyssa.
Il Wine Tasting ospitato da Tenuta I Fauri si è trasformato in una giornata di incontro, cultura del vino, ospitalità e valorizzazione del territorio abruzzese, resa speciale dalla qualità delle cantine presenti, dall’organizzazione impeccabile e dalla magia di una location capace di unire eleganza, natura e convivialità.

Vi racconto di seguto i vini che personalmente ho apprezzato di più.
Partiamo dal nord della Puglia con il Thèos Bombino Bianco di Cantine Merinum. È un bianco che sembra davvero respirare il Gargano: profuma di sole, macchia mediterranea e brezza marina. La sua impronta è fresca e luminosa, con una mineralità netta ma mai rigida. Al naso emergono note floreali delicate, seguite da pesca matura, pera croccante e agrumi che richiamano immediatamente la salsedine del territorio. In bocca è armonico, agile ma non banale, con una chiusura pulita che invita subito al secondo sorso. Un vino che colpisce per immediatezza e autenticità.
Dalla Sicilia arriva il racconto dei bianchi di Case Alte, che restituiscono un’isola precisa e contemporanea. Il Catarratto 12 Filari DOC gioca su freschezza e slancio mediterraneo, con profumi di erbe leggere, agrumi e frutta bianca, mentre il Grillo 4 Filari DOC Sicilia Case Alte è quello che più impressiona per equilibrio e profondità: più strutturato, con una trama minerale ben definita, richiami di fiori bianchi, scorza d’agrumi e una sapidità che allunga il sorso senza appesantirlo. È un bianco che riesce a unire intensità e bevibilità con naturalezza.

Dal Molise arriva la Malvasia della cantina Cianfagna, uno dei bianchi più centrati della giornata. È fragrante e floreale, ma con una lettura territoriale molto precisa: profumi netti di fiori bianchi, frutta matura e una sottile vena minerale che ne allunga la profondità. Il sorso è vivace, sostenuto da un’acidità ben calibrata che lo rende scorrevole ma tutt’altro che semplice. La chiusura è lunga, leggermente erbacea, con una sensazione di pulizia molto convincente.
La Valtellina entra con grande eleganza grazie alla cantina Sandro Fay. Qui la Chiavennasca diventa espressione del “Nebbiolo di montagna”, e il vino che più colpisce è il Ronco del Picchio Sforzato. È un rosso di grande struttura ma non pesante: al naso offre frutta matura, spezie dolci e sfumature balsamiche che si intrecciano con naturalezza. In bocca è profondo, avvolgente, con tannini fitti ma eleganti e una persistenza che sembra non finire, tipica dei grandi vini di montagna.
Le bollicine della cantina Etyssa rappresentano invece una delle interpretazioni più raffinate del Trento DOC. Il perlage è finissimo, il profilo olfattivo pulito e preciso: crosta di pane, agrumi, fiori bianchi. Il sorso è teso, verticale, ma sempre equilibrato. La Riserva aggiunge complessità importante: più ampia, più strutturata, con note evolutive che spaziano verso frutta secca e sensazioni più profonde, mantenendo però sempre una grande eleganza di fondo.

Dal Friuli arrivano i bianchi di Di Lenardo, tra cui spicca il THO Tocai Friulano, forse uno dei migliori rapporti qualità-prezzo dell’intera giornata. È immediato ma preciso: profumi di fiori bianchi, mandorla fresca e frutta croccante. In bocca è scorrevole, sapido, con una beva continua che lo rende estremamente versatile e gastronomico, senza perdere identià, di questa azienda ho apprezzato tutta la linea.
I padroni di casa si distinguono per uno stile autentico e diretto, capace di valorizzare il territorio abruzzese con vini sinceri e piacevolmente immediati. La linea Baldovino racconta bene questa filosofia, con etichette sempre centrate e mai costruite. Particolarmente riuscito il rosato rifermentato in bottiglia, fresco e fragrante, piacevole anche nella versione spumantizzata con Metodo Martinotti (o Charmat), che pur non essendo proprio sulle mie corde, ammetto che sia un buon prodotto con un ottimo rapporto qualità prezzo. Il Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino fa breccia con il suo colore centrato, senza eccessi o “sfumature strane”, ma con tutta la tipicità schietta del vitigno. Un Cerasuolo vero, fatto per chi ama il vino nella sua espressione più sincera, senza rincorrere mode o forzature stilistiche.
Un vino interessante è l’Aglianico del Vulture Etichetta Bianca della cantina Musto Carmelitano. Qui l’Aglianico diventa pura espressione territoriale lucana: vigne storiche, anche a piede franco grazie all’altitudine dei vigneti, e un approccio artigianale che privilegia il tempo. Dopo lunghe macerazioni e un affinamento lento, il vino si presenta con un colore rubino profondo, attraversato da riflessi violacei. Il naso è complesso: frutta rossa e nera matura, lampone, gelso, lavanda, liquirizia e spezie dolci. In bocca è ricchissimo, strutturato e sapido, con tannini presenti ma ben scolpiti e una persistenza lunga e coerente. Un vino che sorprende per pulizia espressiva e profondità, senza mai cercare scorciatoie.
Nel cuore più autentico della Calabria, la cantina Ceraudo dà vita a vini capaci di sorprendere per eleganza e identità. Bianchi luminosi e rosati di straordinaria personalità richiamano, alla cieca, la raffinata mineralità di uno Chablis, mantenendo però intatto il calore mediterraneo e la luce della costa ionica. Ogni etichetta racconta il Marchesato crotonese attraverso brezze marine, agricoltura biologica e una finezza che conquista fin dal primo sorso. Tra i bianchi emerge il Grisara, ottenuto da Pecorello in purezza: vibrante, sapido, attraversato da note agrumate e da un elegante finale ammandorlato. L’Imyr, Chardonnay di grande struttura e complessità, seduce con la sua intensità avvolgente, mentre il Petelia — raffinato incontro tra Mantonico e Greco Bianco — si distingue per equilibrio, delicatezza e persistenza.
I rosati Grayasusi, nelle versioni Etichetta Rame ed Etichetta Argento, rappresentano invece vere icone dell’enologia del Sud: profumi di rosa canina e piccoli frutti rossi si intrecciano a freschezza, profondità e grande armonia. Vini che hanno conquistato critica e appassionati, trasformando ogni calice in un autentico viaggio sensoriale nel cuore della Calabria.

Dulcis in fundo, abbiamo gustato l’ottimo Pan dell’Orso di Angelo Di Masso, presente anche lui all’evento.
Un grazie sentito a Corrado Pedicone per l’invito a questo tasting generoso e coinvolgente, ai padroni di casa, agli amici ed i conoscenti per la compagnia in una giornata in cui il vino ha fatto esattamente quello che dovrebbe fare: raccontare territori e lasciare memoria.
