Il 5 giugno ho avuto l’opportunità di partecipare all’esame di Valentina Lancione per l’accesso alla Confraternita del Grappolo, gruppo dedicato alla promozione della cultura enologica. Il processo di ammissione a questa compagine è rigoroso e coinvolgente.

Per prima cosa, un candidato deve essere presentato da un membro anziano della confraternita, qualcuno che ha almeno sette anni di appartenenza. Poi, bisogna inviare un curriculum dettagliato delle proprie esperienze enologiche, che può includere ruoli come sommelier, enologo, agronomo, cantiniere, rappresentante di vini o semplicemente appassionato con un lungo elenco di manifestazioni a cui ha partecipato. Questo curriculum viene esaminato dall’Assemblea all’inizio dell’anno solare. Se approvato, si avvia un periodo di tirocinio della durata di un anno, durante il quale il candidato è incoraggiato a partecipare a tutte le degustazioni e ad offrire il proprio servizio in almeno sette di queste occasioni.

Se il tirocinio è completato con successo, il Comitato di Degustazione dà un parere positivo e il candidato viene nuovamente votato dall’Assemblea per poter accedere all’esame finale. Questo consiste in una degustazione interna o pubblica. La particolarità della Confraternita risiede anche nel numero sette, che ricorre frequentemente nella durata delle loro cariche sociali, nei soci fondatori e nei servizi dei sommelier.
Al tavolo della “commissione” erano presenti il Presidente del comitato degustazione Giuliano Bellicoso e i confratelli Massimo Di Cinto, giornalista enogastronomico, e Aldo Mario Grifone. Quest’ultimo ha presentato Valentina Lancione, l’aspirante consorella, mentre Matteo Vigilante ha svolto il ruolo di tutor della serata.

Il vino protagonista della degustazione è stato il Saperavi. La storia di questo vitigno e del vino georgiano è affascinante. La Georgia è considerata la culla del vino, con una tradizione vinicola che risale al 6000 a.C.
Qui, il vino viene prodotto in vasi d’argilla chiamati Kvevri o Qvevri, che vengono seppelliti nel suolo per mantenere il vino alla temperatura ideale. Questo metodo tradizionale è stato riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO nel 2013.

Di Levan Totosashvili – https://www.flickr.com/photos/conversum/4066312418/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38658843
Il Saperavi è un vitigno rosso di grande carattere, conosciuto per il suo colore profondo e opaco, e per i suoi aromi di frutta nera matura, spezie e, in alcune versioni invecchiate, cioccolato e tabacco. Questo vitigno versatile può essere prodotto in versioni secche, semidolci, dolci o fortificate.
L’esame si è svolto in un’atmosfera di grande rispetto e solennità, con i partecipanti che hanno dimostrato una profonda conoscenza e passione per il vino. La degustazione è stata un vero e proprio viaggio sensoriale attraverso i diversi stili di questa regione vinicola della Georgia, la KAKHETI o italianizzato Cachezia, un’esperienza che ha reso onore alla ricca storia vinicola di questo paese.

Di Levan Gokadze from Tbilisi, Georgia – Flickr.com, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=56889960
Durante la degustazione, ho avuto il piacere di esplorare una straordinaria selezione di vini georgiani. Una curiosità interessante è che questi vini rossi, nati originariamente come vini dolci, riportano sempre la dicitura “RED DRY” per indicarne la versione secca. Tuttavia, per concludere il percorso degustativo, abbiamo assaporato un vino “RED MEDIUM SWEET” che richiama le radici dolci della tradizione vinicola georgiana.

Elenco dei Vini in Batteria:
- Cantina SHUMI – Iberiuli Saperavi 2022 (13% – RED DRY)
Vino premium invecchiato nei Kvevri, con colore viola intenso. Al naso emergono note di melograno, marmellata di prugne, ribes nero, ciliegia, buccia d’arancia, lavanda, spezie di vin brulé, argilla e cuoio. In bocca, è secco e si abbina perfettamente con agnello speziato, stufati o verdure arrostite. - Cantina WINIVERIA – Mukuzani 2020 (13% – RED DRY)
Prodotto con uve Saperavi della microzona di Mukuzani, questo vino non filtrato ha un colore rubino scuro. Aromi di mirtilli, more, prugne, cioccolato fondente e pepe nero. In bocca, è rotondo con accenti fruttati e speziati, e tannini vellutati. Ideale con carni rosse arrostite e selvaggina. - Cantina MARANI – Satrapezo Saperavi 2019 (14% – RED DRY)
Proveniente dal vigneto di Kondoli, presenta un colore rosso scuro. Aromi di mora, ribes nero e liquirizia. In bocca, è rotondo, setoso e corposo, con sapori di bacche blu, vaniglia e spezie. Perfetto per carni dense e formaggi a pasta dura. - Cantina TBILVINO – Saperavi Special Reserve 2020 (13,5% – RED DRY)
Maturato per 12 mesi in botti di rovere francese, ha aromi di melograno, mora, lavanda e frutti di lampone selvatico. In bocca, amarena, ribes nero, spezie, vaniglia e fumo. Tannini intensi e lunga persistenza. Ideale con bistecca di media cottura. - Cantina SOLOMNISHVILI – Saperavi 1984 del 2017 (13% – RED DRY)
Uve 100% Saperavi Budeshuri, fermentato nei Kvevri e invecchiato in rovere francese per 18 mesi. Colore rosso intenso, con aromi di ciliegie nere, bacche rosse, cioccolato fondente, tabacco e spezie dolci. Elegante e setoso, con tannini morbidi. Abbinamento perfetto con formaggi stagionati, carne rossa o stufati di cinghiale. - Cantina PAPARI VALLEY – Qvevri Terraces Saperavi 2022 (15,5% – RED DRY)
Fermentato per 10 mesi nei Kvevri, ha un colore rosso rubino intenso. Aromi di amarena, ribes nero, prugna matura, frutti di bosco e alloro. Corpo robusto e pieno, con tannini morbidi e finale persistente. - Cantina TBILVINO – Kindzmarauli 2022 (12% – RED MEDIUM SWEET)
Vino dolce fermentato nei Kvevri da vendemmia tardiva. Colore scarlatto, con aromi di ciliegia Maraschino, ribes nero, fico secco e uva passa. In bocca, dolci frutti rossi, melograno, cioccolato e spezie, con tannini morbidi. Delizioso con torta al cioccolato, fragole o carni alla brace.
Questi vini georgiani hanno reso la degustazione un’esperienza davvero affascinante, ognuno con le sue caratteristiche uniche. Congratulazioni a Valentina per il traguardo raggiunto e un sentito ringraziamento a tutti per il prezioso contributo nella divulgazione della cultura del vino, un compito tutt’altro che semplice.

Il miei preferiti sono stati l’elegantissimo numero 3, che andrebbe a braccetto con pecorino stagionato. Il numero 5, con le sue sfumature di legno e il tannino intenso, è stato poi un ottimo compagno per gli arrosticini artigianali che abbiamo gustato al ristorante. Ho apprezzato molto il tannino setoso del numero 6. Infine, il numero 7 è stato una vera sorpresa, un vino dolce decisamente interessante che, al primo approccio al naso, mi ha ricordato un lambrusco dolce. Molto molto buono!
La Confraternita tornerà a organizzare queste belle degustazioni a settembre, iniziando con una serata dedicata allo Champagne, evento che mi incuriosisce particolarmente essendo un grande appassionato di metodi classici.
Ci vediamo al prossimo sdijuno!
