Prendere parte attivamente ad Abruzzo in Bolla è sempre un’esperienza stimolante ed immersiva, resa ancora più speciale in questa edizione 2024.

L’evento, organizzato da Virtù Quotidiane, con il patrocinio del Consorzio di tutela vini d’Abruzzo e di L’Aquila Capitale della cultura 2026, e il supporto di vari partner locali, si è rivelato un vero e proprio viaggio nel mondo degli spumanti italiani.

Quest’anno, si puntava a raddoppiare le cantine presenti rispetto alla prima edizione, ma il risultato è stato straordinario: le cantine sono quasi triplicate! Ben 27 cantine hanno presentato oltre sessanta etichette diverse ai banchi d’assaggio, creando un panorama enologico ricchissimo e variegato, che spaziava dalle microproduzioni fino ai grandi nomi della cooperazione.

Anche quest’anno, Abruzzo in Bolla ha messo sotto i riflettori il mondo degli spumanti italiani. Con la tensostruttura elegante allestita nel piazzale antistante il Colonnato di Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, si è creato un luogo di incontro e scambio per produttori, enologi, giornalisti e appassionati di bollicine, provenienti da ogni angolo del Paese.

I talk e le masterclass sono stati il vero cuore pulsante della giornata. Ho avuto il piacere di seguire da vicino alcuni momenti che hanno acceso vivaci dibattiti e stimolato riflessioni profonde. Il talk “Dalle cime agli abissi: gli affinamenti speciali dello spumante” ha subito catturato l’attenzione del pubblico. Moderato da Marcella Pace, ha ospitato relatori come Bruno Carpitella di Vini d’Altura, Gianluca Grilli di Tenuta del Paguro e Pierluigi Lugano de La Cantina Bisson. L’affinamento sotto la neve o sotto il mare, come praticato da questi produttori, ha suscitato discussioni appassionate. C’è chi ha definito queste tecniche come puro marketing, mentre altri sostenevano che l’ambiente estremo possa effettivamente influire sulle caratteristiche organolettiche del vino. Una delle richieste del pubblico è stata quella di rendere pubblici gli studi comparativi che dimostrano le differenze tra i vini affinati tradizionalmente e quelli sottoposti a questi affinamenti “speciali”. Ho percepito un vivo interesse per il futuro di queste pratiche e mi sono chiesto se nel tempo vedremo un numero crescente di produttori abbracciare tali sperimentazioni. Ho avuto il piacere di assaggiare vini affinati sia in profondità che in altura, e personalmente li ho trovati davvero intriganti. La complessità e il sapore che emergono sono decisamente interessanti.

Un altro momento di grande interesse è stato il talk “Gli spumanti del Mezzogiorno e la (ri)scoperta dell’autoctono”, condotto da Serena Leo. Tra i relatori, Antonio Pisante di Pisan-Battèl, Annapaola Cipolla di Tenute Orestiadi e Massimo Setaro di Casa Setaro, hanno raccontato il loro impegno nella produzione di bollicine con vitigni autoctoni del Sud Italia. Questo panel ha sfatato l’idea che nel Mezzogiorno non esista una tradizione di spumantizzazione, dimostrando come il recupero di antiche varietà possa generare vini unici e di grande valore. Sono rimasto colpito dalla passione di questi produttori nel valorizzare il loro territorio attraverso le bollicine, e il pubblico ha risposto con grande entusiasmo.


Il clou della giornata, è stato il confronto tra grandi nomi della spumantizzazione italiana nel talk “La bolla delle bolle: dove va la spumantizzazione italiana?”. Condotto da Antonio Paolini, ha visto la partecipazione di figure di spicco come Umberto Cosmo di Bellenda Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Pietro Pellegrini di Pellegrini spa, e Mattia Vezzola, enologo e produttore protagonista della storia del Franciacorta ed il nostro grande Prof Leonardo Seghetti. Ogni relatore ha portato la propria visione sul futuro del mercato degli spumanti, tracciando una linea tra le sfide attuali e le opportunità di crescita per il segmento delle bollicine. Ho trovato particolarmente interessante l’analisi sul Prosecco, vino che negli ultimi anni ha trainato il mercato, ma che, come ha sottolineato Cosmo, potrebbe affrontare rischi legati alla saturazione del mercato e alla qualità.



Questo confronto mi ha portato a riflettere su come anche un settore consolidato come quello delle bollicine debba continuamente innovarsi per rimanere competitivo, un fenomeno che si riscontra in tutto il mondo del vino. Le abitudini dei consumatori stanno cambiando, e oggi si tende sempre più a preferire vini freschi e di pronta beva.







Ma l’Abruzzo, ovviamente, non è stato da meno. Durante il talk dedicato alla spumantizzazione abruzzese, moderato da Andrea De Palma, si è parlato del futuro di questa regione in relazione al mondo degli spumanti. Con interventi di Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio di tutela vini d’Abruzzo, e di produttori locali come Valentino Di Campli di Legonziano e Giuseppe Colantonio per il gruppo Citra, si è tracciata una strada per la crescita e la valorizzazione del territorio. L’Abruzzo, con la sua lunga tradizione vitivinicola, sta mostrando un potenziale sorprendente anche nel campo della spumantizzazione, e vedere il coinvolgimento attivo di così tante realtà locali è stato motivo di grande orgoglio per tutti noi che amiamo questa terra.


A rendere ancora più unica l’esperienza sono state le masterclass, due momenti di approfondimento imperdibili. La prima, condotta da Tommaso Caporale, ha presentato un metodo di degustazione del tutto innovativo: l’analisi acustica del perlage. Abbiamo assaggiato alla cieca quattro spumanti del neonato marchio Trabocco DOC, ma la cosa straordinaria è stata usare le orecchie assieme a naso, vista e palato. Sentire il suono delle bollicine è stato un approccio insolito, ma estremamente affascinante, che ha aperto nuove prospettive sul modo in cui si può valutare alcune caratteristiche di uno spumante.



La seconda masterclass è stata dedicata a uno degli abbinamenti più curiosi e intriganti: pizza e bolle, guidata da Antonella Amodio, che ha presentato il suo libro Calici&Spicchi, e da Fabio Riccio, abbiamo degustato la pizza al padellino di Luca Cucciniello di Parià Pizzeria Partenopea, abbinata al metodo classico di Nododivino. Questo abbinamento, che potrebbe sembrare insolito, si è rivelato vincente, dimostrando che le bollicine possono esaltare i sapori della pizza in modi inaspettati.




Una delle mie più grandi passioni è abbinare la pizza non solo alle bollicine, ma al vino in generale. Per me la pizza è un vero e proprio piatto, e non semplicemente un accompagnamento classico alla birra. Quando si abbina una pizza a un vino o a una bollicina in modo azzeccato, l’esperienza gustativa viene elevata a un livello che molti non si aspettano. Dopo il successo della degustazione che ho organizzato lo scorso anno sull’abbinamento pizza-vino, sono felice di annunciare che presto ripeterò l’esperienza con nuove proposte. Restate sintonizzati e seguitemi su sdijuno.it o su facebook ed instagram @giancarlopierannunzi .

Nel corso della giornata, il piazzale si è animato con i banchi d’assaggio di ben 27 cantine provenienti non solo dall’Abruzzo, ma da diverse regioni italiane. Tra le realtà partecipanti c’erano nomi noti come Biagi, Cantina Tollo, Casal Thaulero e Feudo Antico, solo per citarne alcune. Ma ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la varietà delle cantine presenti: dai colossi della cooperazione ai piccoli produttori di micro-vinificazioni. Questo ha permesso ai visitatori di esplorare un’ampia gamma di spumanti, dal metodo classico a quello Martinotti, apprezzando la diversità del panorama vitivinicolo italiano.



E poi, non poteva mancare l’aspetto culinario. Gli show cooking dell’Unione Regionale Cuochi Abruzzesi, coordinati dal prof. Vincenzo Ambrosini, hanno offerto uno spettacolo gastronomico di altissimo livello, con chef come Matteo Di Panfilo del ristorante Podere Santa Lucia a Tossicia in provincia di Teramo e Stefano Ferrauti del ristorante Magione Papale dell’Aquila che hanno sapientemente abbinato i loro eccellenti piatti alle bollicine. La fusione tra cucina e spumanti ha aggiunto un tocco di eleganza e raffinatezza all’intero evento.


Abbiamo avuto il piacere di gustare un autentico viaggio nei sapori della tradizione. Tutto è iniziato con un uovo fondente adagiato su un delizioso “ciabbotto” (o “tiella“), un piatto povero della cucina contadina abruzzese che possiamo definire completamente vegano. Un’esplosione di sapori semplici e genuini, con ortaggi misti cotti in padella o al forno, conditi solo con olio e sale. Un piatto simile alla caponata, ma senza aceto, arricchito da una croccante cialda di pane de L’Aquila. Sublime!

Abbiamo poi proseguito con uno spezzatino di agnello IGP del centro Italia, tenero e succulento, accompagnato da una vellutata spuma di patate.

Per concludere, un elegante dessert a base di zafferano di Navelli e mosto cotto “Cotto d’Amore” di Montorio al Vomano, un dolce perfetto per chiudere in bellezza questa esperienza gastronomica. Un omaggio alla tradizione abruzzese che ci ha conquistato fino all’ultimo boccone!
Uovo su

In conclusione, quest’anno Abruzzo in Bolla ha superato tutte le aspettative. È stato un evento ricco di spunti interessanti, di sapori indimenticabili e di confronti stimolanti. Come parte dello staff di Virtù Quotidiane, sono orgoglioso del successo di questa edizione e non vedo l’ora di vedere come crescerà ancora nei prossimi anni. Il mondo delle bollicine ha trovato all’Aquila una nuova casa, e noi siamo pronti a brindare a un futuro ancora più effervescente!

Rimanete sintonizzati per scoprire i prossimi appuntamenti, ne vedrete delle belle!
Ci vediamo al prossimo sdijuno!
