Un venerdì sera all’insegna del giallo paglierino, la verticale dell’Indigena della cantina Cioti al Tubero d’Oro di Campli è stata un successo. Appena arrivati, siamo stati accolti con il sorriso e dell’ottimo Metodo Classico Passerina 2020 come benvenuto, e così la serata è iniziata nel migliore dei modi!

Iniziamo con gli assaggi, notando subito le sfumature di colore, profumo e sapore delle prime due referenze: l’Indigena 2022 e il 2007. Il fresco 2022, con il suo giallo paglierino chiaro e riflessi verdolini, sprigiona un bouquet di erba di campo e mela verde. Al palato è fresco, con un corpo e un carattere inconfondibili. Questo vino si abbina perfettamente al pancake al parmigiano con misticanza, black angus affumicato e mayo alle nocciole.


Quando passiamo all’eccellente 2007, le aspettative sono alte e non vengono deluse. Questo vino sorprende con la sua maturità, iniziali sentori di idrocarburi che ricordano un Riesling, e note tostate che evocano il legno pur essendo affinato solo in acciaio. Un’evoluzione incredibile che rende questo vino unico nel suo genere.

Le uve dell’Indigena raccontano una storia affascinante di vitigni autoctoni riscoperti nelle campagne camplesi, distinguendosi per le loro caratteristiche uniche. Questo vino è il frutto dell’unione tra un trebbiano campolese, stretto cugino della passerina, e un lontano parente del Grechetto, un connubio che gli anziani del luogo chiamano “Lo Reo”, il Re.

Successivamente, assaggiamo il 2006, che nonostante abbia solo un anno in più del 2007, si distingue nettamente. Accompagnato dagli gnocchi di patate alle rape rosse, crema di pecorino e granella di pistacchi, il 2006 esprime note fruttate di pesca e albicocca e non più note molto tostate. Questa degustazione conferma che non si può generalizzare dando pareri su una tipologia di vino, ma bisogna raccontare il vino X dell’annata Y.

Curiosità sui tappi: chi avrebbe mai pensato che un microagglomerato potesse durare così a lungo? Il microagglomerato è quel tappo di sughero tritato e pressato, solitamente non utilizzato per vini destinati all’invecchiamento. Eppure, sui superbi 2006 e 2007, era proprio lui a chiudere le bottiglie. L’altro tappo nella foto è il monopezzo di sughero, decisamente più costoso, che la cantina utilizza da sempre sui rossi e a partire dal 2008 sui bianchi.

Un esperimento interessante di Vincenzo Cioti è l’Indigena 2012, affinato in legno. Non avevo ancora menzionato che l’Indigena, grazie alle sue caratteristiche distintive, si sposa perfettamente con il tartufo nero. Le sue note tostate, che si combinano armoniosamente con le nocciole, creano un abbinamento perfetto con il tartufo, noto per essere abbonato alle nocciole in quanto spesso cresce ai piedi delle stesse. Un triangolo di sapori “che non avevo mai considerato”! L’esplosivo filetto di vitello su crema di porcini, carne succulenta e grannella di nocciole tostate e croccanti con una generosa “dose” di tartufo, ha conquistato tutti i presenti.

Concludiamo la serata con una deliziosa mousse di cioccolato bianco, coulis di lamponi e crumble di pistacchi, abbinata allo storico vino cotto per cui la cantina Cioti è molto nota.


Ringrazio di cuore lo staff del Tubero d’Oro e Vincenzo per la splendida serata e agli amici di Teletannico che non se ne perdono una, bravi. Non vedo l’ora di ritrovarci di nuovo, ci vediamo al prossimo sdijuno!

