ROMA – Il vino resta un simbolo dell’Italia, ma il modo in cui gli italiani lo consumano sta cambiando rapidamente. Sempre meno consumo quotidiano, più occasioni sociali, gusti che si trasformano con l’età e forti differenze tra uomini e donne.
Il dato più netto arriva dal genere: una donna su quattro non beve vino (26%), contro appena l’11% degli uomini. E tra chi beve, il divario resta evidente: il 21% degli uomini consuma vino ogni giorno, quasi il doppio rispetto all’11% delle donne.
A fotografare il fenomeno è un sondaggio di MCO Report su 1.000 italiani, che racconta un Paese diviso non solo per genere, ma anche per età, reddito e territorio.
Nel frattempo, i numeri generali confermano il cambio di abitudini. Secondo ISTAT, il consumo quotidiano di alcol è crollato dal 33,3% del 1999 al 19% nel 2023. Un calo netto, che segna il passaggio da un consumo tradizionale a tavola a uno più occasionale.
Le donne, in particolare, bevono vino soprattutto in contesti sociali: più spesso in occasioni conviviali che durante i pasti. Per gli uomini, invece, il legame con la tavola resta più forte.
Ma è sul fronte generazionale che si vede la svolta più evidente. Tra i 25 e i 34 anni il vino bianco ha già superato il rosso (40% contro 33%). Tra i più giovani, rosé e spumanti guadagnano spazio, mentre il rosso diventa sempre più una scelta legata all’età.
Tra gli over 65, infatti, il rosso domina ancora incontrastato con il 60% delle preferenze, confermando una fedeltà che cresce progressivamente con gli anni.
Il vino, per le nuove generazioni, non è più un’abitudine quotidiana ma un elemento della socialità: aperitivi, uscite e momenti condivisi prendono il posto del classico bicchiere a tavola.
Anche la geografia del consumo racconta un’Italia a più velocità. La Toscana si conferma la regione dove si beve di più ogni giorno: il 29% dei residenti consuma vino quotidianamente, quasi il doppio della media nazionale.
Il Lazio, invece, rappresenta un’eccezione: è l’unica grande regione in cui il vino bianco supera il rosso (45% contro 40%). Un dato che rompe uno dei cliché più radicati del consumo italiano.
Sorprende anche il Veneto: nonostante sia la patria del Prosecco, lo spumante è scelto solo dall’11% dei consumatori, mentre il rosso resta dominante. Un segnale che le bollicine sono sempre più legate all’export e alle occasioni speciali.
Il reddito, infine, incide ma non nel modo più scontato. Chi guadagna di più beve anche di più e più spesso fuori casa, tra ristoranti e aperitivi. Tuttavia, la spesa per bottiglia resta contenuta per tutti: anche tra i redditi più alti, oltre la metà non supera i 10 euro.
Il risultato è un paradosso solo apparente: il vino economico non è una scelta obbligata, ma culturale.
Il quadro che emerge è chiaro: il vino in Italia non è in crisi, ma sta cambiando funzione. Meno quotidianità, più socialità. Meno tradizione rigida, più libertà di consumo.
E soprattutto, un’Italia sempre più diversa nel modo di bere.
