Il 9 ottobre 2024 ho avuto la fortuna di partecipare a una serata di degustazione tutta incentrata sullo Chenin Blanc, un vitigno che fa perdere la testa! È stato un evento davvero speciale, condotto da Gianfranco Attili per celebrare la conclusione del percorso di accesso alla Confraternita del Grappolo, e devo dire che la passione per il vino qui si respira a pieni polmoni.

Al tavolo della “commissione” erano presenti il Presidente del comitato di degustazione Giuliano Bellicoso e i confratelli Massimo Di Cinto, giornalista enogastronomico, il noto enologo Riccardo Brighigna e Aldo Mario Grifone, che ha presentato Gianfranco Attili, l’aspirante confratello, e ha svolto il ruolo di tutor della serata.

Lo Chenin Blanc è uno dei vini francesi a cui sono più legato, avendo vissuto per più di tre anni in quel territorio, in due città diverse (o meglio, il primo era un paesino!), dove ho studiato in una scuola di fotografia e fatto il cuoco. È lì che ho coltivato la mia passione per il vino francese, le baguette, la croissanterie e i formaggi morbidi… da urlo!

Se non avete mai sentito parlare dello Chenin Blanc, lasciate che ve lo presenti: è un vitigno a bacca bianca di origine francese che ha un guardaroba di stili vinicoli talmente vario che nemmeno una diva di Hollywood potrebbe competere! Dalla Valle della Loira, dove è coltivato principalmente, questo camaleonte enologico si adatta a tutto, dai vini secchi e minerali a quelli dolci e muffati. Vi dico solo che la serata è stata un vero viaggio tra sapori e aromi, come se avessimo preso un treno lungo il fiume Loira, attraversando tutte le sue principali zone vinicole.

Una passeggiata tra le regioni vinicole della Loira
Ci siamo fermati prima nel Pays Nantais, dove di solito regnano i Muscadet, ma stavolta abbiamo assaggiato uno Chenin Blanc affinato sulle fecce: fresco e intrigante, come una chiacchierata con un vecchio amico pieno di sorprese. Poi siamo volati in Anjou e Saumur, le vere star della serata. Qui, tra spumanti metodo classico e bianchi fermi intensi, lo Chenin Blanc si mostra sotto tante facce, un po’ come un attore versatile. E che dire di un Savennières minerale e vibrante? Un calice che sembra raccontare storia e tradizioni a ogni sorso!

Proseguendo in Touraine, il Vouvray demi-sec ci ha fatto venire voglia di ballare con i suoi aromi tropicali e un pizzico di miele nel retrogusto. Infine, siamo arrivati al Centre-Loire, dove i vini bianchi non scherzano: acidità e freschezza a palate, perfetti per accompagnare piatti leggeri. Insomma, un percorso che ha svelato quanto ogni zona della Loira abbia un modo unico di esprimere questo vitigno straordinario.

Un tocco internazionale: lo Chenin Blanc dal mondo
Ma chi l’ha detto che lo Chenin Blanc debba restare in Francia? La serata ha voluto dimostrarci il contrario con un’incursione nello “Steen” sudafricano, come viene chiamato laggiù. Lo stile sudafricano è più caldo e tropicale, con sentori di ananas e frutto della passione che sembrano dirti: “Vieni, rilassati, siamo in vacanza tutto l’anno!”. E con una tale morbidezza che anche chi è abituato a vini più facili da bere non può non rimanere conquistato.

Le mie stelle della serata
Tra gli otto vini degustati, ne ho trovati alcuni che si sono guadagnati un posto speciale nel mio cuore (e nel mio bicchiere). Al primo posto metto il Vouvray Le Mont Sec 2022 della Loira: minerale, affumicato, e con una persistenza che sembra non finire mai. È come quel film che potresti vedere mille volte e scoprire sempre un dettaglio nuovo.

Il secondo premio va allo “Steen” di Ken Forrester, il Petit Chenin Blanc 2022. Fresco, croccante, con profumi di mela cotogna e pompelmo: è come una passeggiata in un frutteto, ideale per una serata tra amici senza pensieri. Mi ha conquistato anche la sua produzione sostenibile, con raccolta a mano e niente pesticidi.

Tra i vini che hanno lasciato il segno c’è anche il Savennières Les Vieux Clos 2022 di Nicolas Joly. Un vero maestro della biodinamica, Joly riesce a imbottigliare la storia e il terroir in un vino che parla di frutta matura e spezie, con una profondità che ti fa venire voglia di filosofeggiare a ogni sorso.

E infine, una menzione d’onore va alla bollicina ancestrale di Sébastien Brunet, il Vouvray Petillant Naturel, che con la sua leggera velatura e i profumi di frutta bianca e miele ha saputo conquistarmi. Perfetto per un brindisi allegro o per accompagnare piatti di pesce, è un vino che ti fa sentire la genuinità della terra da cui proviene.
Conclusione: un brindisi al camaleonte enologico
Questa serata mi ha fatto scoprire uno Chenin Blanc che non smette mai di sorprendere. Che lo incontri secco, dolce, spumante o botritizzato, riesce sempre a regalarti emozioni nuove. Insomma, una vera star del vino con mille volti da esplorare. Io intanto continuo il mio viaggio con un calice di Vouvray in mano e tanti ricordi di una serata che mi ha portato in Francia, in Sudafrica e ovunque questo vitigno riesca a brillare.

Brindo a questo camaleonte dei vini, e a tutte le storie che ancora non vedo l’ora di raccontarvi!
Ci vediamo al prossimo Sdijuno!
