L’AQUILA – L’estensione del credito d’imposta sul gasolio alle aziende agricole rappresenta una boccata d’ossigeno per l’agricoltura abruzzese, alle prese con una fase particolarmente complessa tra maltempo, rincari e semine primaverili rallentate.
A sottolinearlo è Coldiretti Abruzzo, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri a un provvedimento nato su proposta dell’organizzazione e annunciato dal ministro Francesco Lollobrigida durante la mobilitazione di Firenze.
Nelle campagne abruzzesi, le condizioni meteo delle ultime settimane stanno infatti complicando le operazioni nei campi proprio mentre le lavorazioni primaverili entrano nel vivo. Piogge e neve hanno rallentato le semine, rendendo ancora più urgente garantire alle imprese agricole strumenti concreti per andare avanti.
A pesare è anche il caro gasolio, che incide in modo significativo sui costi aziendali. A livello nazionale i prezzi sono saliti da circa 0,85 euro al litro fino a punte di 1,45 euro, con aumenti che superano quelli del diesel ordinario. Una dinamica che si somma ai rincari dei fertilizzanti, con l’urea arrivata fino a 835 euro a tonnellata, mettendo in difficoltà soprattutto le aziende cerealicole e zootecniche.
In questo contesto, l’utilizzo dei macchinari agricoli resta indispensabile per recuperare i ritardi e garantire produzioni di qualità. Non a caso, Coldiretti evidenzia come non sia possibile lasciare i trattori fermi proprio in una fase così delicata dell’annata agraria.
Accanto alle difficoltà produttive, emerge anche il ruolo degli agricoltori sul territorio. In queste ore, in particolare nelle aree interne e montane, molti sono intervenuti con i trattori per liberare le strade dalla neve e assicurare i collegamenti, confermando una funzione che va oltre l’attività agricola e riguarda la sicurezza delle comunità locali.
Secondo Coldiretti Abruzzo, il credito d’imposta rappresenta quindi un sostegno concreto per garantire continuità produttiva e tutelare il reddito delle imprese, già messe a dura prova dalle condizioni climatiche avverse.
Resta però alta l’attenzione sull’andamento dei costi lungo tutta la filiera agroalimentare. Gli aumenti, infatti, si traducono spesso in pochi centesimi al chilo alla produzione, senza assicurare un reale equilibrio economico per gli agricoltori. Da qui la necessità di continuare a monitorare il mercato, evitare speculazioni e sostenere un comparto strategico per l’economia regionale, oggi sempre più esposto agli effetti del clima e della volatilità dei prezzi.
