VERONA – L’enoturismo in Italia vale oggi 3,1 miliardi di euro, pari al 21% del settore vitivinicolo, e si conferma sempre più come una componente strutturale dell’economia del vino. Non si tratta più di un’attività accessoria, ma di un elemento centrale nelle strategie delle aziende e nello sviluppo dei territori, con un impatto sempre più evidente anche sulle economie locali.
Secondo il report di Nomisma Wine Monitor per UniCredit, realizzato in collaborazione con Città del Vino e Vinitaly, presentato a Verona, il settore mostra ancora ampi margini di crescita. Le potenzialità sono legate soprattutto al miglioramento di infrastrutture e accessibilità, ma la reputazione dell’Italia resta già oggi un punto di forza decisivo, alimentato dall’alto livello di soddisfazione degli enoturisti e dalla loro forte propensione a ripetere l’esperienza.
Il fenomeno è particolarmente rilevante per le piccole imprese vitivinicole, che rappresentano circa il 70% del totale con fatturato inferiore al milione di euro. In questo segmento, l’enoturismo arriva a generare fino al 35% dei ricavi, diventando una leva economica concreta oltre che uno strumento di valorizzazione del territorio.
La crescita è evidente soprattutto nelle aree a maggiore vocazione vitivinicola, dove tra il 2019 e il 2024 gli arrivi turistici sono aumentati più della media regionale, con un contributo significativo dei visitatori stranieri. Tra questi, il mercato statunitense è uno dei più rilevanti: il 35% dei turisti americani ha già vissuto un’esperienza enoturistica in Italia e mostra una forte propensione a ripeterla nei prossimi anni.
Le motivazioni principali del viaggio non riguardano solo il vino, ma soprattutto il territorio. Paesaggio e natura sono al primo posto, seguiti dalla cultura e dall’enogastronomia. Il vino rimane comunque il fulcro dell’esperienza: la maggioranza lo identifica come elemento centrale della visita, mentre una quota significativa, pari al 42%, attribuisce grande importanza alla possibilità di vivere un’esperienza autentica a contatto con la realtà locale.
La spesa degli enoturisti americani è medio-alta: fino a 150 euro per l’acquisto diretto di vino e circa 300 euro per il pernottamento. Il livello di soddisfazione è molto elevato, con due turisti su tre che definiscono l’esperienza eccellente e il 79% disposto a consigliarla ad altri. Per circa la metà degli intervistati, il principale punto di forza dell’enoturismo italiano resta la qualità dei vini.
Il dato forse più significativo riguarda la fidelizzazione: il 98% degli enoturisti dichiara l’intenzione di ripetere un’esperienza legata al vino entro i prossimi 2-3 anni. L’Italia si conferma la destinazione preferita a livello internazionale, scelta nell’85% dei casi dagli statunitensi, contro il 65% della Francia. Inoltre, il Paese guida l’enoturismo esperienziale, risultando il più associato a degustazioni, visite in cantina, tour dei vigneti e partecipazione alla vendemmia, consolidando un modello che unisce consumo, cultura e territorio.
