VERONA – L’enoturismo italiano continua a espandersi e a rafforzare il proprio ruolo strategico per le aziende vitivinicole, ma il settore mostra ancora alcuni limiti strutturali che ne frenano il pieno sviluppo. Tra le principali criticità emergono la carenza di risorse finanziarie (31,6%) e la necessità di consolidare le collaborazioni con gli enti locali (27,6%). Più in generale, il sistema soffre ancora di frammentazione (36,8%), infrastrutture non sempre adeguate (30,3%) e un marketing nazionale percepito come debole (25%).
Un quadro che racconta un comparto in forte potenziale crescita, ma che richiede maggiore integrazione e strumenti più efficaci per esprimere tutto il suo valore.
I dati arrivano da un’indagine nazionale su 176 professionisti del wine tourism italiano, presentata durante il Vinitaly Tourism 2026, il progetto di Vinitaly sviluppato insieme a Wine Tourism Hub. Un’area che, all’interno della manifestazione, sta diventando uno dei punti più vivaci, grazie a convegni, degustazioni ed eventi di networking che mettono al centro l’evoluzione dell’accoglienza in cantina e il rapporto diretto con il consumatore.
Al centro delle difficoltà segnalate dalle aziende c’è soprattutto la capacità di intercettare flussi turistici: il 36,8% indica infatti come sfida principale proprio l’attrazione dei visitatori in cantina. Da qui passa anche il rafforzamento del dialogo con i tour operator, sempre più decisivi nell’intermediazione dell’offerta enoturistica.
Gli incontri B2B organizzati con Winedering confermano questa direzione. I tour operator chiedono alle cantine standard sempre più chiari e professionali: guide in inglese fluente (76%), capienza gruppi definita (63%), maggiore flessibilità negli orari, soprattutto nel weekend (54%) e tariffe trasparenti dedicate al canale trade (41%).
Dall’altra parte, restano alcune criticità operative che incidono sulla competitività: risposte lente, prezzi poco chiari, barriere linguistiche e assenza di sistemi di prenotazione online. Elementi che oggi diventano centrali nella costruzione di un’offerta realmente accessibile e internazionale.
Sul fronte economico, il Report Enoturismo e Vendite Direct-to-Consumer 2026 di Wine Suite fotografa un settore in crescita e sempre più strutturato. Nel 2025 il prezzo medio dell’esperienza si attesta a 39,4 euro a persona, mentre il ticket medio raggiunge 136,6 euro. Quasi la metà dei visitatori proviene dall’estero (43,3%), segno di una domanda sempre più internazionale.
In Italia l’enoturismo vale oggi circa 15 milioni di visitatori e 3 miliardi di euro di spesa complessiva. Nelle realtà più organizzate, inoltre, si registrano incrementi significativi sia nei flussi (+16,8%) sia nelle vendite dirette dopo la visita (+21%), a conferma del ruolo sempre più centrale dell’ospitalità in cantina nel modello di business del vino.
Il Vinitaly Tourism porta infine l’attenzione su alcuni temi chiave per il futuro del settore: dal modello dei Wine Club negli Stati Uniti alla gestione delle intolleranze alimentari nelle degustazioni, fino all’evoluzione dell’accoglienza enoturistica.
Un insieme di contenuti che restituisce l’immagine di un comparto in trasformazione, sempre più orientato a diventare una componente stabile e strategica dell’economia del vino italiano. Vinitaly Tourism, in questo contesto, si conferma un osservatorio privilegiato e un luogo di confronto dove il wine tourism prende forma come asset concreto di sviluppo.
