PESCARA – In Abruzzo la terra tende la mano al mare, e lo fa attraverso il vino. È da questa idea che nasce l’iniziativa della Cantina San Michele Arcangelo di Vasto (Chieti), che ha deciso di destinare parte dei proventi della sua nuova linea di vini biologici al sostegno del Centro Studi Cetacei di Pescara, impegnato da anni nella tutela della fauna marina.
Un progetto che non è solo economico, ma anche simbolico: un modo per mantenere viva la memoria dei sette capodogli spiaggiati nel 2014 lungo il litorale di Punta Penna, a Vasto. Un episodio che colpì profondamente il territorio e che vide una straordinaria mobilitazione di cittadini e pescatori, grazie alla quale quattro esemplari furono salvati e riportati in mare.
L’accordo è stato ufficializzato nei giorni scorsi proprio a Pescara, all’interno del Centro recupero tartarughe marine, durante il convegno dal titolo “7 Dee per 7 Capodogli”. Un momento di confronto e approfondimento dedicato alla salvaguardia del mare Adriatico, oggi sempre più minacciato dalla pesca intensiva, dall’inquinamento e dagli effetti dei cambiamenti climatici.
Ad aprire l’incontro sono stati il sindaco di Pescara Carlo Masci e l’assessore alle Politiche ambientali del Comune di Vasto Gabriele Barisano. A seguire, numerosi interventi hanno arricchito il dibattito: tra questi Vincenzo Olivieri, presidente del Centro Studi Cetacei Pescara; Michele Del Borrello, presidente della Cantina San Michele Arcangelo; Camillo Zulli, enologo del progetto e direttore della Bio Cantina Sociale Orsogna, a cui la cantina vastese è associata; Silvestro Regina del Centro di ricerca “Le Arti” di Rodi Garganico-San Severo; Giuseppe Di Marco, amministratore di Legambiente; Fernando Di Fabrizio, presidente della cooperativa Cogecstre; Filomena Ricci in rappresentanza del WWF Abruzzo; Alessia Felizzi, responsabile Cogecstre per le riserve di Punta Aderci e della Marina di Vasto; e Michele Bosco, presidente dell’associazione di viticoltori delle Riserve di Vasto.
Proprio Olivieri ha sottolineato l’importanza concreta del progetto: il Centro Studi Cetacei, infatti, ogni anno ricovera e cura mediamente tra le 40 e le 50 tartarughe marine, animali molto presenti nell’Adriatico ma spesso vittime delle attività di pesca, in particolare quella a strascico. “Il sostegno economico derivante dalla vendita di questi vini sarà prezioso – ha spiegato – anche perché negli anni siamo riusciti a instaurare un rapporto di collaborazione con i pescatori, che oggi non sono più solo operatori del settore ma veri alleati: ci consegnano le tartarughe rimaste impigliate nelle reti e ci aiutano a reintrodurle in mare una volta guarite”.
Al centro dell’iniziativa c’è la nuova linea enologica “7 Dee per 7 Capodogli”, composta da sette vini biologici certificati Biodiversity Friend. La cantina conta oggi circa 150 soci e può contare su 350 ettari di vigneti nelle campagne di Vasto, con una produzione che supera i 90.000 quintali di uve, di cui ben 30.000 provenienti da agricoltura biologica.
I vini proposti sono chardonnay, passerina, pecorino, pinot grigio, primitivo e merlot, tutti caratterizzati da una bassa gradazione alcolica, pari a 9 gradi, in linea con una domanda di mercato sempre più orientata verso prodotti più leggeri e sostenibili. Le etichette, pensate anche per il collezionismo, portano i nomi di sette figure simboliche: la dea delle Coste, delle Conchiglie, degli Abissi, della Notte, dei Tramonti, delle Tempeste e delle Rotte.
A questi si aggiunge una proposta innovativa: una bollicina analcolica ottenuta da mosto d’uva non fermentato, biodinamico e selezionato, che contiene solo il 15% delle calorie rispetto a uno spumante tradizionale.
“Grazie alla collaborazione con la Bio Cantina Sociale Orsogna abbiamo intrapreso con determinazione un percorso basato sull’agricoltura biologica e sulla certificazione Biodiversity Friend – ha spiegato Michele Del Borrello – con l’obiettivo di tutelare gli habitat naturali e lasciare alle future generazioni un territorio sano. Allo stesso tempo, abbiamo colto l’opportunità di lanciare vini a bassa gradazione alcolica, sempre più richiesti soprattutto sui mercati esteri, ma destinati a crescere anche in Italia”.
Un aspetto fondamentale del progetto riguarda anche la sostenibilità dei processi produttivi. Come ha evidenziato l’enologo Camillo Zulli, la linea “7 Dee per 7 Capodogli” rappresenta “un vero atto d’amore per il mare”, non solo per il sostegno economico al Centro Studi Cetacei, ma anche per le scelte concrete adottate in cantina: tra queste, l’eliminazione delle capsule di plastica dalle bottiglie, una pratica già introdotta dal 2012 dalla Bio Cantina Sociale Orsogna per ridurre l’inquinamento marino e i rischi per la fauna.
Dietro il progetto c’è anche una forte componente artistica e culturale. L’ideatore delle “sette dee” è infatti Silvestro Regina, scultore e orafo originario di San Severo, che ha voluto trasformare il dramma degli spiaggiamenti in un messaggio simbolico e duraturo. L’ispirazione nasce anche da un altro episodio significativo: quello avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 2019, quando sette capodogli si arenarono lungo l’Istmo del Lago di Varano.
“Il mio è stato un progetto filosofico e culturale – ha raccontato Regina –. Ho voluto trasformare queste creature, così misteriose e lontane da noi, in figure divine per conservarne il ricordo. L’incontro con Camillo Zulli ha poi permesso di dare una dimensione concreta a questa idea, trasformandola in etichette per una linea di vini. È nato così un connubio tra arte e impresa, capace di generare un impatto reale a favore del mare”.
A chiudere l’incontro è stata la proiezione del documentario “Rimini e Vasto insieme, nel nome dei capodogli”, che ha ripercorso alcune delle principali vicende di spiaggiamento nell’Adriatico. Oltre al caso di Vasto del 2014, sono stati ricordati anche quello di Rimini del 1943, quando un cetaceo venne abbattuto dall’esercito tedesco con oltre 300 colpi di mitragliatrice, e quello del 2009 a Cagnano Varano, sul Gargano, dove sette capodogli si arenarono lungo diverse spiagge.
Un racconto che unisce passato e presente, tragedia e rinascita, e che oggi trova nel vino biologico un alleato inaspettato ma concreto per la tutela del mare e delle sue creature.
