GESSOPALENA – La Vedovella di Gessopalena, antico ecotipo di Sangiovese della Maiella Orientale recuperato e riportato alla produzione nel territorio di Gessopalena, in provincia di Chieti, conquista la medaglia d’oro al Mondial des Vins Extrêmes, il prestigioso concorso internazionale dedicato alla viticoltura eroica.
Il riconoscimento è arrivato alla competizione che si è svolta ad agosto a Châtillon, in Valle d’Aosta, e premia un lungo percorso di recupero, ricerca e valorizzazione della biodiversità viticola di Gessopalena e della Maiella orientale.
L’annuncio è stato dato dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Zulli, che nei giorni scorsi ha ricevuto la comunicazione ufficiale del Cervim – Centro di ricerca, studi, salvaguardia, coordinamento e valorizzazione per la viticoltura montana.
Vedovella di Gessopalena, l’oro al Mondial des Vins Extrêmes
Alla competizione internazionale hanno partecipato 1.175 vini di 432 aziende provenienti da 22 Paesi, accomunati dalla provenienza da territori caratterizzati da condizioni particolarmente difficili per la viticoltura: altitudini superiori ai 500 metri, pendenze del terreno oltre il 30%, coltivazioni su terrazze o gradoni oppure viticoltura praticata sulle piccole isole.
La cerimonia ufficiale di premiazione è prevista per il 21 novembre al Vinseum di Vilafranca del Penedès, in Spagna.
«Questo oro è il riscatto della nostra storia – commenta il sindaco Zulli –, delle nostre radici e di una comunità che ha saputo scommettere sul proprio patrimonio quando in pochi ci credevano. Un riconoscimento che dimostra che la tutela della biodiversità e la valorizzazione delle nostre unicità territoriali non sono solo concetti astratti, ma leve concrete di sviluppo economico, turistico e culturale per Gessopalena».
Il sindaco ha quindi ringraziato «tutti gli attori di questo successo, dai tecnici ai nostri straordinari “Agricoltori Custodi”», sottolineando come la collaborazione abbia permesso a «un piccolo borgo» di raggiungere «traguardi di rilevanza internazionale».
Il recupero della Vedovella Nera e del Nero Antico
Per il vicesindaco Giuseppe Tiberini, delegato ad Agricoltura, Turismo, Marketing Territoriale e al progetto sul recupero dei vitigni di Pretalucente, la medaglia d’oro alla Vedovella rappresenta molto più di un riconoscimento enologico.
«La Medaglia d’Oro conquistata non è solo un premio enologico, ma è la dimostrazione concreta che, quando un territorio crede nelle proprie radici, può raggiungere traguardi di livello mondiale».
Il percorso è partito da un patrimonio viticolo ridottissimo: «avevamo a disposizione un patrimonio che contava complessivamente soltanto 14 viti di Nero Antico e una sola, preziosissima, vite di Vedovella Nera».
Da quella situazione è nato un percorso scientifico e culturale che ha portato prima all’iscrizione del Nero Antico nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite (RNVV) e successivamente alla medaglia d’oro internazionale conquistata dalla Vedovella.
“Pe’ nin perde la sumente”: così è stata recuperata la Vedovella
La Vedovella, coltivata per lungo tempo e poi abbandonata nel territorio di Gessopalena, è stata riportata alla coltivazione attraverso il progetto “Pe’ nin perde la sumente”, promosso dalla Bio Cantina Sociale Orsogna insieme alla Banca del Germoplasma del Parco Nazionale della Maiella.
Il progetto nasce con l’obiettivo di salvaguardare antichi vitigni autoctoni e preservare un patrimonio genetico legato alle condizioni ambientali della Maiella orientale.
In occasione dell’ottava edizione di Gessidivini, il presidente del Cervim Nicola Abbrescia aveva annunciato l’ottenimento della certificazione da parte di Gessopalena, primo Comune in Abruzzo, e delle aziende associate alla Bio Cantina Sociale Orsogna, tra cui quelle di Mariano Bozzi e Domenico Melchiorre, impegnate nella produzione del Nero Antico di Pretalucente e della Vedovella.
A stretto giro è arrivata la notizia della medaglia d’oro conquistata dalla Vedovella al Mondial des Vins Extrêmes.
La viticoltura eroica di Pretalucente
«Questo risultato appartiene a una filiera virtuosa che ha saputo far dialogare in modo perfetto il pubblico e il privato», aggiunge il vicesindaco Tiberini.
Da una parte ci sono le istituzioni e il mondo della ricerca – Comune di Gessopalena, Regione Abruzzo, Gal Maiella Verde e Università di Perugia e di Teramo – dall’altra i Viticoltori Custodi della Biodiversità della Comunità di Progetto “Vigne e Vini di Pretalucente” e la Bio Cantina Sociale Orsogna.
«Senza questa coesione e questa totale sintonia d’intenti, il progetto non avrebbe mai preso il volo», sottolinea Tiberini, secondo il quale il riconoscimento deve diventare «il manifesto di futuro per il turismo, l’agricoltura e il marketing territoriale di Gessopalena».
La viticoltura eroica di Pretalucente, dunque, si lega alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico, paesaggistico e ambientale del borgo, con la biodiversità viticola come elemento centrale di un possibile modello di sviluppo locale.
Vedovella, un ecotipo di Sangiovese della Maiella Orientale
Il direttore della Bio Cantina Sociale Orsogna, Camillo Zulli, ricostruisce le tappe di un progetto iniziato nel 2019.
«È un percorso che affonda le radici nel 2019, quando la Bio Cantina Sociale Orsogna ha siglato un accordo con il Parco Nazionale della Maiella, depositato al Ministero, avente per oggetto la complementarità e l’integrazione di iniziative per lo sviluppo e la valorizzazione della viticoltura autoctona di montagna».
Nel 2021 un ulteriore accordo con il Comune di Gessopalena ha definito l’impegno tecnico sulla coltivazione, vinificazione e comunicazione dei vitigni Nero Antico e Vedovella, considerati due identità genetiche profondamente radicate nel territorio.
Da questi accordi è nato il progetto “Pe’ nin perde la sumente”, finalizzato a individuare viti considerate espressione dell’interazione tra patrimonio genetico e specifiche condizioni ambientali dei terreni pedemontani della Maiella orientale e a procedere alla vinificazione utilizzando i lieviti del terroir microbico locale.
«Anni di ricerca e microvinificazioni culminano in un riconoscimento al vino ottenuto dalla Vedovella, che è soprattutto un atto di tutela della biodiversità vitivinicola montana», spiega Zulli.
La Vedovella è un ecotipo di Sangiovese adattato alla coltivazione nel territorio di Gessopalena e nei comuni limitrofi, a un’altitudine compresa tra i 700 e gli 800 metri sul livello del mare, su terreni gessosi caratteristici del territorio.
Insieme al Nero Antico, la Vedovella esprime la propria unicità nelle specifiche condizioni ambientali della Maiella orientale.
Gli Agricoltori Custodi della Vedovella
Fondamentale è stato anche il lavoro degli Agricoltori Custodi, tra cui la famiglia Melchiorre e Mariano Bozzi.
«Con i miei figli Valerio e Daniele – racconta Domenico Melchiorre – abbiamo cominciato a impiantare i primi vitigni di Vedovella nel 2021 e siamo molto soddisfatti del risultato».
Melchiorre sottolinea il ruolo dell’assistenza tecnica e scientifica ricevuta durante il percorso: «È per noi un motivo di orgoglio aver dato il nostro piccolo contributo alla preservazione della biodiversità agronomica. La Vedovella è un’uva antica, che esprime il territorio, un patrimonio culturale».
La scoperta della Vedovella Nera nel vigneto di famiglia
La storia del recupero della Vedovella Nera affonda le radici ancora più indietro nel tempo.
«Tutto è iniziato nel 2003 – racconta Mariano Bozzi – quando, con l’amico Luca Pellicciotta, ci siamo messi alla ricerca di vitigni superstiti della fillossera di metà Ottocento».
La ricerca portò alla scoperta della Vedovella Nera insieme al Nero Antico di Pretalucente, in una vigna appartenuta al nonno di Bozzi, Giuseppe D’Amico, sopravvissuto alla strage nazista di Sant’Agata del gennaio 1944.
Successivamente è arrivata la conferma scientifica che la Vedovella era un ecotipo di Sangiovese, capace di adattarsi alle altitudini della zona e caratterizzato da una buccia più resistente, anche alla grandine.
Oggi il vigneto si estende per circa un ettaro.
«La prima vinificazione, ovviamente con un piccolo quantitativo, è stata fatta cinque anni fa, con ottimi risultati: un vino morbido e gradevole, con una mineralità unica dovuta alle affiorazioni di gesso che connotano, come dice il nome stesso, il territorio di Gessopalena».
La medaglia d’oro al Mondial des Vins Extrêmes rappresenta così il punto di arrivo, ma anche una nuova tappa, di un progetto nato per evitare che la Vedovella e il patrimonio viticolo tradizionale di Gessopalena scomparissero.
Un riconoscimento che mette al centro non soltanto la qualità del vino, ma anche la biodiversità, la viticoltura di montagna, la memoria agricola e l’identità territoriale della Maiella orientale.
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