Marta Papini e Maurizio Cattelan
L’AQUILA – “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”, a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini, è la mostra dedicata a Fabio Mauri al MAXXI L’Aquila, tra i progetti più attesi dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Promossa dal Comune dell’Aquila e realizzata dal MAXXI, l’esposizione è ospitata a Palazzo Ardinghelli e sarà visitabile fino al 24 gennaio 2027.
Nel centenario della nascita, la mostra rende omaggio a Fabio Mauri, artista, scrittore e intellettuale tra le figure più radicali del secondo Novecento, concentrandosi sul rapporto tra arte, ideologia, propaganda, memoria e potere delle immagini.
Fabio Mauri e L’Aquila: il legame con la città
Il progetto espositivo nasce dal profondo legame costruito da Mauri con L’Aquila e i suoi abitanti. Dal 1979 al 1999 l’artista ha infatti insegnato Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, sviluppando con la città un rapporto che oggi torna al centro della mostra del MAXXI.
Il percorso attraversa alcuni dei temi fondamentali della ricerca di Mauri: il fascino delle ideologie, i meccanismi della propaganda, il potere delle immagini e la loro capacità di incidere sulla coscienza individuale e collettiva.
Opere, installazioni, fotografie e azioni mettono alla prova il rapporto tra rappresentazione e potere, chiamando in causa la responsabilità di chi produce le immagini e di chi le osserva. Lo spettatore non viene mai collocato in una posizione neutrale, ma è chiamato a confrontarsi con ambiguità, rimozioni e oblii della storia.
Una riflessione che, in un presente segnato da conflitti e tensioni ideologiche, conserva una forte attualità e riafferma la dimensione critica e civile dell’opera di Fabio Mauri.
Il manifesto della mostra: l’aquila e la propaganda
A introdurre questa tensione è già il manifesto scelto dai curatori: un’immagine d’archivio in cui il profilo monumentale di un’aquila si staglia su una parata militare nazista.
Memoria e politica si sovrappongono in una composizione che mette in relazione l’iconografia del potere con il nome stesso della città dell’Aquila. L’immagine anticipa così alcuni dei temi centrali della mostra: la propaganda, la costruzione dei simboli e il rapporto tra memoria storica e rappresentazione.
“Che cosa è il fascismo”: la performance all’Accademia di Belle Arti
Il progetto dedicato a Fabio Mauri coinvolge L’Aquila anche oltre gli spazi di Palazzo Ardinghelli.
In occasione dell’apertura, alle 11.30 e alle 17.30, torna dopo quasi trent’anni “Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma” (1971), una delle azioni più emblematiche dell’artista.
La performance è realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e con la regia di Giancarlo Gentilucci. Mauri ricostruisce i Ludi Juveniles fascisti ai quali aveva assistito da dodicenne nel 1938, coinvolgendo direttamente il pubblico nel dispositivo della rappresentazione.
La distanza tra chi osserva e ciò che viene messo in scena viene così ridotta, trasformando la performance in un’esperienza partecipativa e in una riflessione sul rapporto tra spettatore, memoria e ideologia.
Fabio Mauri al MAXXI L’Aquila: le opere in mostra
Al centro del percorso espositivo si trova “Io sono un ariano”, pubblicato nel 2009 da Edizioni VOLUME!, ultimo progetto editoriale dell’artista.
I curatori lo assumono come una sorta di partitura autobiografica: un diario composto esclusivamente da immagini che costruisce una linea temporale attraverso la vita e le opere di Fabio Mauri.
Attorno a questa linea, le opere non sono organizzate secondo un ordine strettamente cronologico o filologico. La disposizione segue invece una sequenza di immagini costruita attraverso associazioni visive, risonanze e contrasti.
L’esposizione si apre con l’installazione “La resa” (2002) e prosegue con alcuni lavori rappresentativi della produzione dell’artista, tra cui:
- “Muro d’Europa / La barca” (1979)
- “Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo” (1989)
- “Manipolazione di cultura” (1976)
- “Entartete Kunst” (1985)
- “Arierwiege” (1995)
- “Piccolo Cinema” (2007)
- “Picnic o Il buon soldato” (1998)
- “Studenti” (1992)
- “Piccola atomica” (1998)
- “Apocalisse”
- “Scorticati”
- “Interno/Esterno” (1990)
Particolarmente significativa è la sezione immersiva dedicata ad Arierwiege, nella quale arredi e oggetti quotidiani marchiati “ariani” evidenziano l’assurdità del dispositivo ideologico e razziale.
Il percorso comprende inoltre nuclei di opere su carta, Apocalisse e Scorticati, mai presentati durante la vita dell’artista, insieme all’installazione ambientale Interno/Esterno.
Le performance di Fabio Mauri
La dimensione performativa è centrale nella ricerca di Fabio Mauri e attraversa anche il progetto del MAXXI L’Aquila.
“Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma” è evocata in mostra attraverso un’opera audio in loop del 1973, mentre a dicembre sarà riproposta “Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo” (1989), presentata per l’ultima volta nel 2012 a dOCUMENTA (13).
Mauri definiva le proprie performance “esercizi spirituali”: immersioni nel Male attraverso le quali fare esperienza dell’“ustione dell’inferno”. In questo dispositivo il pubblico non è chiamato semplicemente ad assistere, ma a partecipare.

Tre tombini per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026
La presenza della mostra dedicata a Fabio Mauri si estende anche nello spazio urbano dell’Aquila attraverso tre tombini in bronzo, scelti da Maurizio Cattelan e Marta Papini come lascito permanente alla città.
Gli interventi, collocati in Piazza Duomo, Piazza Palazzo e via Verdi, trasformano un elemento ordinario del paesaggio urbano in una presenza artistica destinata a rimanere oltre la durata della mostra.
I tombini richiamano i simboli dell’aquila e dell’iconico rosone della Basilica di Collemaggio, creando un ulteriore punto di contatto tra la storia di Fabio Mauri, la città dell’Aquila e il progetto dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
Le dichiarazioni sul progetto dedicato a Fabio Mauri
“Fabio Mauri ha costruito con L’Aquila un rapporto profondo e duraturo, fatto di insegnamento, ricerca e confronto con la città”, ha detto il sindaco Pierluigi Biondi. “Questa mostra restituisce oggi quella relazione in una forma viva e condivisa, grazie al percorso espositivo, ma anche grazie alla performance che ha coinvolto gli studenti di oggi dell’Accademia, e al lascito dei tombini che portano il valore di questa mostra nello spazio urbano”.
“Con questa mostra il MAXXI L’Aquila si conferma ancora una volta un luogo capace di promuovere una profonda rilettura del passato alla luce del presente”, ha aggiunto Maria Emanuela Bruni, presidente della Fondazione MAXXI. “Celebrare un artista non significa costruire un monumento immobile, ma rimettere in circolo un pensiero. L’opera di Fabio Mauri parla con la stessa intensità a chi ne conosce il percorso e a chi si avvicina alla sua arte per la prima volta, continuando ancora oggi a far riflettere e a sorprendere”.
“Sebbene concepite tra i quarant’anni e i cinquanta anni fa, le opere in mostra affrontano temi di grande attualità: la posizione ambigua e di confine dell’Europa, il rapporto tra arte e politica, la memoria e le rimozioni delle atrocità della guerra, il fascino persuasivo e fatale dell’ideologia fascista”, hanno detto i curatori Maurizio Cattelan e Marta Papini.
La ricerca di Mauri sull’immagine e sullo schermo come strumenti di potere e persuasione, aggiungono i curatori, interroga ancora oggi la responsabilità e la complicità degli individui e della società nei confronti delle ideologie del passato e del presente.
Fabio Mauri al MAMbo di Bologna nel 2027
Il percorso dedicato a Fabio Mauri proseguirà anche dopo la chiusura della mostra dell’Aquila.
A febbraio 2027 la figura dell’artista sarà protagonista di una grande retrospettiva al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, dal titolo “Fabio Mauri. Convincimi della morte degli altri capisco solo la mia. Opere e azioni 1942-2009”.
La mostra del MAXXI L’Aquila rappresenta così un nuovo momento di riflessione sulla ricerca di un artista che ha utilizzato immagini, schermi, performance e dispositivi teatrali per interrogare il rapporto tra memoria, ideologia, politica e potere.
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