Daniele Kihlgren
SANTO STEFANO DI SESSANIO – È morto a Roma, all’età di 60 anni, Daniele Kihlgren, l’imprenditore italo-svedese che alla fine degli anni Novanta scoprì quasi per caso Santo Stefano di Sessanio, in provincia dell’Aquila, e se ne innamorò al punto da cambiarne profondamente il destino.
Kihlgren era ricoverato nella capitale a seguito di complicanze provocate da una polmonite bilaterale acuta. La sua scomparsa lascia un segno profondo non soltanto nel borgo abruzzese, ma anche nel mondo della valorizzazione dei piccoli centri storici italiani.
Daniele Kihlgren e la rinascita di Santo Stefano di Sessanio
Alla fine degli anni Novanta, durante un viaggio in moto in Abruzzo, Daniele Kihlgren arrivò a Santo Stefano di Sessanio, allora segnato da decenni di spopolamento e progressivo abbandono.
Decise di acquistare alcune porzioni del borgo e di avviare un progetto di restauro conservativo, basato sul recupero degli edifici esistenti e sul rispetto dell’identità architettonica del paese.
Da quell’intuizione nacque un albergo diffuso inserito direttamente nel tessuto storico del borgo, diventato negli anni una delle esperienze più conosciute di ospitalità nei piccoli centri italiani.
Il progetto contribuì a riportare Santo Stefano di Sessanio al centro dell’attenzione internazionale, attirando visitatori da ogni parte del mondo e favorendo la nascita e il consolidamento di nuove attività economiche.
In circa un quarto di secolo, il borgo è diventato una delle principali destinazioni turistiche dell’Abruzzo, mentre il modello elaborato da Kihlgren è stato successivamente sviluppato anche in altri contesti, da Matera all’Africa.
Il progetto Sextantio e il “patrimonio storico minore”
Il lavoro di Daniele Kihlgren nasceva da una convinzione precisa: esiste una parte dell’Italia lontana dai grandi circuiti turistici che rappresenta un patrimonio di enorme valore.
Borghi, architetture vernacolari, paesaggi, tradizioni e forme di vita delle comunità locali costituivano quello che Kihlgren definiva “patrimonio storico minore”.
Da questa intuizione nasce il progetto Sextantio, fondato sull’idea di recuperare luoghi storici senza snaturarli e di restituire loro una funzione contemporanea.
A Santo Stefano di Sessanio, Kihlgren scelse di confrontarsi con un borgo medievale che proprio il progressivo spopolamento aveva, paradossalmente, contribuito a preservare nella sua integrità.
L’obiettivo non era ricostruire un passato idealizzato né trasformare il paese in una semplice destinazione turistica. L’idea era piuttosto quella di dare una nuova funzione a ciò che era sopravvissuto, mantenendo intatte le caratteristiche fondamentali del luogo.
Da qui uno dei principi che avrebbero guidato il suo lavoro: l’ospitalità deve adattarsi al luogo e non il luogo essere trasformato per accogliere l’ospitalità.
Restauro e turismo: un modello basato sulla conservazione
Per Kihlgren il rispetto delle architetture, dei materiali, delle proporzioni, del paesaggio e delle tracce della vita quotidiana non era soltanto una scelta estetica.
Era il punto di partenza per restituire dignità e futuro a luoghi considerati per lungo tempo poveri, marginali o privi di interesse economico.
La sua visione ribaltava una logica spesso associata allo sviluppo turistico: non era necessario costruire di più per creare valore.
Anche il non costruire, proteggendo ciò che già esiste, poteva diventare la base di un diverso modello di sviluppo.
Il recupero del patrimonio storico poteva così generare nuove economie, creare opportunità di lavoro e contribuire alla permanenza delle comunità locali.
L’attività alberghiera diventava quindi uno strumento concreto per rendere economicamente sostenibile questo processo nel tempo.
Da Santo Stefano di Sessanio a Matera
La stessa filosofia trovò una seconda importante applicazione a Matera, con Le Grotte della Civita.
Qui Kihlgren si confrontò con un patrimonio profondamente diverso: quello dei Sassi di Matera e delle abitazioni rupestri, dove il rapporto tra roccia, architettura, paesaggio e storia dell’uomo è inscindibile.
Anche in questo caso l’intervento puntava a inserire una funzione contemporanea senza cancellare la natura e la storia del sito.
Santo Stefano di Sessanio e Matera rappresentano così due tappe di una ricerca che aveva al centro un’idea comune: valorizzare il patrimonio attraverso la conservazione e non attraverso la sua trasformazione radicale.
La valorizzazione della cultura e delle tradizioni abruzzesi
Nel corso degli anni la ricerca di Daniele Kihlgren si estese anche alla cultura immateriale: tradizioni, mestieri, conoscenze locali, cucina e memoria delle comunità.
Tra le iniziative rientra anche il lavoro dedicato alla cultura gastronomica abruzzese, realizzato insieme al Museo delle Genti d’Abruzzo, attraverso il recupero di oltre settanta ricette della tradizione.
Alcune di queste ricette non erano più utilizzate e il progetto ha contribuito a riportarle alla memoria e a documentarle, riconoscendo nella cucina tradizionale una componente importante del patrimonio culturale del territorio.
L’impegno di Daniele Kihlgren in Rwanda
La ricerca di Kihlgren non si fermò all’Italia.
Dal 2008, attraverso la Fondazione Sextantio, sostenne in Rwanda un progetto rivolto a persone e famiglie in condizioni di particolare vulnerabilità economica, contribuendo a garantire loro l’accesso alla copertura sanitaria di base.
Un impegno diverso per contesto e finalità, ma coerente con una convinzione che aveva accompagnato il suo percorso: anche l’iniziativa privata può assumersi una responsabilità nei confronti della società e delle comunità più fragili.
Nel progetto della Fondazione, questo principio si traduceva nella possibilità per persone altrimenti escluse di accedere alle cure essenziali.
L’ultimo saluto a Daniele Kihlgren
Daniele Kihlgren aveva compiuto 60 anni lo scorso agosto.
Per chi desiderasse porgergli un ultimo saluto, la camera ardente sarà allestita venerdì 9 ottobre presso la camera mortuaria dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, in via Cassia 600, dalle 10 alle 12.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, a partire dalle 15, sarà possibile rendere omaggio al feretro anche a Santo Stefano di Sessanio, presso la Chiesa delle Anime Sante.
I funerali si terranno lunedì a Milano, nella Chiesa di San Babila. Al termine delle esequie, Daniele Kihlgren sarà accompagnato nella cappella di famiglia a Lovere, sul Lago d’Iseo.
La sua eredità va oltre le strutture ricettive realizzate e i luoghi recuperati. È soprattutto un modo diverso di guardare ai piccoli borghi italiani: non come luoghi da trasformare per renderli attrattivi, ma come patrimoni da proteggere, abitare e riportare al centro di un nuovo modello di sviluppo.
Santo Stefano di Sessanio, il progetto Sextantio e le esperienze maturate a Matera resteranno tra le testimonianze più significative di questa visione.
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