ROMA – Il consumo di vino in Italia continua a raccontare un Paese in evoluzione: oggi sono quasi 30 milioni gli italiani che bevono vino, pari al 55% della popolazione. Un dato che negli ultimi cinque anni si mantiene stabile, ma che, se confrontato con il 2011, evidenzia una crescita di oltre 600 mila consumatori. Numeri che ridisegnano il panorama del settore e smentiscono molti luoghi comuni, soprattutto quando si parla di giovani e nuove abitudini di consumo.
Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, presentato in occasione della prossima edizione di Vinitaly a Verona, il cambiamento più significativo riguarda la frequenza del consumo. Se è vero che si beve meno rispetto al passato, è altrettanto evidente che aumenta il numero complessivo di consumatori. La trasformazione è legata soprattutto al calo dei consumatori quotidiani, in particolare tra le fasce più adulte. Oggi, infatti, il 61% degli italiani consuma vino in modo occasionale, contro il 39% di consumatori abituali: una situazione praticamente ribaltata rispetto al 2006.
Questo scenario riflette una maggiore maturità nel rapporto tra italiani e vino: cresce l’attenzione alla qualità, alla moderazione e al piacere consapevole. Non si tratta più di quantità, ma di esperienza, gusto e scelta mirata.
A trainare l’ampliamento della platea sono, sorprendentemente, proprio i più giovani. Anche se numericamente inferiori rispetto al passato, gli under 25 rappresentano la fascia con la crescita più significativa: la quota di consumatori tra i 18 e i 24 anni è passata dal 39% al 47%, segnando un incremento di 8 punti percentuali. Al contrario, le fasce più mature restano stabili, mentre i Millennials registrano una flessione.
Un dato interessante riguarda l’evoluzione generazionale: il vino tende a diventare sempre più centrale con l’età. Chi oggi ha tra i 31 e i 37 anni, ad esempio, mostra livelli di consumo molto più elevati rispetto a quando apparteneva alla fascia 18-24. Un segnale di continuità che contribuisce a dare stabilità al settore nel lungo periodo.
Ma è soprattutto l’approccio dei giovani a distinguersi. A differenza delle generazioni più adulte, spesso guidate dal prezzo e da abitudini consolidate, i consumatori della Gen Z scelgono il vino per curiosità, piacere personale e desiderio di identificazione. Il gusto è il principale criterio di scelta per circa la metà degli under 28, mentre per i consumatori più maturi prevale ancora l’abbinamento con il cibo.
Non solo: per i più giovani il vino rappresenta anche un elemento identitario. Aspetti come l’immagine, lo stile e la percezione di sofisticatezza incidono molto di più rispetto alle generazioni precedenti. Questo si traduce in una maggiore propensione alla spesa, soprattutto fuori casa, dove il vino diventa protagonista dell’esperienza sociale.
Ristoranti e locali sono infatti i luoghi privilegiati per il consumo tra i giovani, con percentuali nettamente superiori rispetto alle fasce più adulte. Il vino si conferma così sempre meno legato alla quotidianità domestica e sempre più associato a momenti di convivialità e scoperta.
Il quadro che emerge ribalta quindi una narrazione diffusa: i giovani non sono responsabili del calo dei consumi. Al contrario, contribuiscono ad ampliare la base dei consumatori, mentre la diminuzione dei volumi è legata a un cambiamento trasversale che coinvolge soprattutto le generazioni più mature. La tendenza è chiara: si beve meno, ma meglio. La moderazione diventa la nuova normalità, con un progressivo abbandono degli eccessi a favore di quantità più contenute.
Un’evoluzione che apre nuove prospettive per il settore vitivinicolo italiano, sempre più orientato a qualità, esperienza e nuove modalità di consumo.
