ATRI – Si è svolto ieri l’evento “Spontaneamente Ausonia”, dedicato ai ristoratori e organizzato insieme al distributore Proposta Vini, durante il quale la cantina Ausonia ha presentato l’intera gamma delle proprie etichette di vino artigianale Abruzzo.
L’azienda produce circa 50mila bottiglie all’anno, con una decina di referenze realizzate dai principali vitigni abruzzesi: Montepulciano, Trebbiano e Pecorino. Tra le produzioni figurano anche un metodo classico e vinificazioni in anfora, a conferma di una filosofia produttiva che unisce tradizione vinicola abruzzese e sperimentazione.
Il nome Ausonia deriva da una farfalla tipica dei calanchi abruzzesi, scelta legata alla passione del padre di Simone Binelli per i lepidotteri. Questo elemento è diventato un segno distintivo del brand, con ogni vino che porta il nome di una farfalla e il bozzolo invece è presente sull’etichetta del vino frizzante da giovane vigna di Trebbiano e rosso beverino, il Bruco.

Durante la degustazione, sono state presentate sia le annate in commercio sia alcune vendemmie storiche. Tra i momenti principali: la verticale di Trebbiano Apollo 2014–2017, caratterizzata da freschezza e acidità, la 2025, inizialmente chiusa, che ha mostrato maggiore apertura dopo ossigenazione, il Cerasuolo 2019, notevole per struttura e versatilità, e il Montepulciano Nostradamus 2011, tra le etichette più mature e rappresentative della cantina.

La produzione è basata su fermentazioni spontanee, con assenza di prodotti chimici e additivi, e vinificazioni in cemento, acciaio e anfora. Simone Binelli e Francesca Lodi definiscono questo approccio come vino artigianale legato all’agricoltura rigenerativa, superando la definizione di vino “naturale”, considerata limitante.

Il servizio gastronomico è stato curato dal ristorante Resilienza di Pineto, guidato dallo chef Mattia Fuschi, mentre la parte dolce è stata affidata a Sapori da Sogno di Atri di Federica Pallini.

Per i titolari, il termine vino naturale Abruzzo è oggi riduttivo: la loro visione punta su artigianalità, competenza e agricoltura rigenerativa, andando oltre le etichette di biologico e biodinamico. La produzione artigianale comporta maggiori rischi rispetto a quella convenzionale, soprattutto in annate caratterizzate da cambiamenti climatici, siccità e temperature elevate.
Secondo Binelli e Lodi, è proprio in questo contesto che emerge il valore del lavoro in vigna e cantina: attenzione, esperienza e sensibilità diventano elementi fondamentali per ottenere vini di qualità e identità territoriale.
