Foto di Daniela Carmen Gizzi
L’AQUILA – Tre giorni di arte contemporanea nel cuore del Gran Sasso, tra borghi, sentieri, conventi e paesaggi d’alta quota. Si è conclusa l’Edizione Zero della Biennale del Gran Sasso, il progetto dedicato all’incontro tra produzione artistica contemporanea, paesaggio e comunità, che dal 18 al 20 settembre ha attraversato Santo Stefano di Sessanio, Poggio Picenze, Barisciano, Campo Imperatore e Castel del Monte.
La prima edizione della Biennale del Gran Sasso ha proposto un programma itinerante e diffuso nel territorio, trasformando i luoghi del Gran Sasso in spazi di ricerca e produzione artistica. Installazioni site-specific, performance, incontri, escursioni, laboratori e sperimentazioni sonore hanno composto un unico percorso tra i paesi e i paesaggi dell’Appennino abruzzese.

Biennale del Gran Sasso: arte contemporanea e territorio
Dopo la presentazione ufficiale del 16 settembre a Palazzo Cappa-Cappelli, sede della Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, e dopo i giorni di studio e ricerca condotti dagli artisti nei territori attraversati dal Cammino del Gran Sasso, la Biennale è entrata nel vivo con il programma del fine settimana.
L’obiettivo dell’Edizione Zero è stato mettere in relazione l’arte contemporanea con il paesaggio e le comunità locali, facendo dei luoghi non un semplice sfondo per le opere, ma una componente attiva della ricerca artistica.

Santo Stefano di Sessanio: al via il programma della Biennale
Ad aprire il programma, venerdì 18 settembre a Santo Stefano di Sessanio, è stata Serena Vittorini con Galateo, installazione site-specific accompagnata da una performance realizzata in collaborazione con la Corale Novantanove.
Piazzetta Carlo del Prete e gli spazi del borgo hanno costituito il primo scenario del percorso della Biennale, proseguito con un aperitivo in piazza e, in serata, con Transumare, performance sonora di Marco Fiorenza, Federico Fontana e Damiano Notarpasquale.

Poggio Picenze e Barisciano: arte, memoria e paesaggio
La giornata di sabato 19 settembre si è sviluppata tra Poggio Picenze e Barisciano, facendo del movimento attraverso il territorio una parte integrante dell’esperienza artistica.
Nella Valle del Campanaro, raggiunta attraverso escursioni e un servizio di navette, la mattinata si è aperta con Archivio Animato, laboratorio sperimentale di animazione partecipativa e memoria orale curato da Erick Cuevas e Debora Panaccione.
Il lavoro sulla memoria e sulle testimonianze del territorio ha preceduto la presentazione di Intervallo, opera scultorea di Wendi Yang, seguita dalla performance sonora Leeft.
Nel pomeriggio il programma ha accompagnato i partecipanti dalla Valle del Campanaro verso Barisciano, proseguendo al Convento di San Colombo, dove Filippo Gregoretti ha presentato Aion | Chronos, installazione sonora concepita in relazione allo spazio e alla dimensione temporale del luogo.
Il Convento ha ospitato anche il talk Eventi nel Paesaggio – Arte, ruolo della formazione e tracce responsabili nel territorio, con Lorenzo Bruni, dedicato al rapporto tra pratiche artistiche, formazione, paesaggio e responsabilità degli interventi culturali nei territori.
Con il calare della sera, la programmazione si è spostata progressivamente verso la dimensione audiovisiva e sonora. Il videomapping curato da Diego La Chioma ha dialogato con l’architettura del complesso, mentre Aion | Chronos è tornato nella forma di performance sonora.
La serata è proseguita con De-centramento di controllo, spoken word e performance sonora di Chimaira + Rukus, per concludersi con Metonimia, ulteriore intervento sonoro inserito nel programma della Biennale.

Campo Imperatore: la Biennale raggiunge l’alta quota
Domenica 20 settembre la Biennale del Gran Sasso ha raggiunto l’alta quota di Campo Imperatore.
Al Rifugio Le Fontari, Simone Cametti ha presentato Terre di Passo, performance e installazione luminosa pensata in relazione alla specificità del paesaggio montano.
Contemporaneamente, il FabLab con incisore laser e stampante 3D ha introdotto nel programma un momento laboratoriale dedicato alle tecnologie di fabbricazione digitale, mettendo in relazione sperimentazione artistica, manualità e innovazione.

Castel del Monte: comunità e produzione culturale
Nel pomeriggio la Biennale si è spostata a Castel del Monte, dove Piazzetta San Rocco ha ospitato il talk Essere Paesi – Oltre l’opera, dedicato alla riflessione sul rapporto tra produzione culturale, comunità e territori.
A chiudere il programma artistico dell’Edizione Zero è stata Veronica Vagnoni con Come carne cruda, performance presentata alle 19, seguita da Stic, performance sonora che ha accompagnato la conclusione delle tre giornate.
Una Biennale diffusa nel paesaggio del Gran Sasso
Nel corso del weekend, la Biennale del Gran Sasso ha costruito una geografia artistica estesa, nella quale le opere non sono state semplicemente collocate all’interno di spazi espositivi, ma hanno cercato una relazione diretta con i luoghi: dalle piazze dei paesi ai sentieri, dalla Valle del Campanaro al Convento di San Colombo, fino agli spazi aperti di Campo Imperatore.
Un’impostazione coerente con il carattere stesso del progetto, nato dall’esperienza del Cammino del Gran Sasso e dalla volontà di interrogare le possibilità di incontro tra arte contemporanea e territori interni dell’Appennino.
In questa prospettiva, il paesaggio non è stato utilizzato come semplice sfondo, ma come componente attiva della ricerca artistica e del processo di produzione culturale.
Gli artisti dell’Edizione Zero della Biennale del Gran Sasso
Protagonisti dell’Edizione Zero sono stati Serena Vittorini, Simone Cametti, Wendi Yang, Veronica Vagnoni e Filippo Gregoretti, selezionati tra oltre 250 candidature provenienti dall’Italia e dall’estero.
Nei giorni precedenti alla manifestazione, gli artisti sono stati impegnati in sessioni di studio e ricerca tra i paesi, i sentieri e i rifugi del Gran Sasso, sviluppando lavori e interventi in relazione alle caratteristiche dei territori attraversati.
L’Edizione Zero ha rappresentato il primo passaggio di un progetto che intende sviluppare un modello di produzione culturale capace di instaurare una relazione continuativa tra ricerca artistica, patrimonio materiale e immateriale, formazione, comunità e paesaggio.

La rete di istituzioni e realtà coinvolte
La Biennale del Gran Sasso nasce dalla collaborazione tra Cammino del Gran Sasso, Frequenze dal Gran Sasso e Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, con il coinvolgimento delle Accademie di Belle Arti dell’Aquila e di Roma e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo.
Il progetto ha inoltre ricevuto il supporto del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il sostegno della Fondazione Carispaq e il patrocinio dei Comuni coinvolti.
Il commento del presidente Andrea Lolli
«È stata un’esperienza unica ed emozionante, soprattutto sotto il piano umano ed interrelazionale. Non abbiamo portato l’arte contemporanea nei paesi ma i paesi all’interno delle opere d’arte in un clima di amicizia e partecipazione unico tra staff, artisti e comunità locali.
Il tutto è stato frutto di un lavoro corale straordinario soprattutto da parte della direzione artistica composta da Luca Pasquali, Patrizia Cianforlini e Valentina Bosio e la curatela del prof. Maurizio Coccia e Sara Dias», ha commentato Andrea Lolli, presidente della Biennale.
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